ROMA – Mezzanotte scoccata. Il pesante portone del Grand Hotel de la Capitale si chiude con un rimbombo che mette fine a settimane di trattative folli, sgarbi tra quartieri e valigette che passavano di mano in mano sotto i lampadari di cristallo. Il sipario cala sul MERCATOH più incredibile della storia recente, un mix esplosivo di petrodollari, scontrini del discount e pergamene nobiliari.

L'atrio dell'hotel, fino a pochi minuti fa brulicante di procuratori dai denti d'oro e direttori sportivi sull'orlo di una crisi di nervi, si svuota lentamente, lasciando sul tappeto solo qualche mozzicone di sigaretta e decine di contratti stropicciati abbandonati chissà dove. Il giudizio finale spetta all'erba del campo, ora le rose sono complete: non c'è più spazio per i rilanci dell'ultimo secondo, per i prosciutti come bonus alla firma o per i contratti scritti sulle scatole dei macaron.
I giornalisti ripongono i taccuini, i telefoni smettono di squillare. Da domani, il profumo del caffè dell'hotel lascerà spazio a quello dell'erba tagliata e del fango dei campi di periferia.

Il MERCATOH è ufficialmente concluso.